Eccoci,
ora posso finalmente dire di essere tornato in Italia. Intendo dire ufficialmente.
Quando si tratta di musica o di musicisti, questo Paese sembra mettercela tutta per infilare i bastoni tra le ruote a chiunque abbia una benché minima intenzione di creare qualcosa.
Era la terza volta consecutiva che cercavo di scendere in sala prove con il percussionista per studiare un po', quando scopro con sommo dispiacere che la serratura della porta è stata cambiata.
Riesco, non senza difficoltà, a chiamare il diretto interessato per scoprire che il sistema è cambiato, che le chiavi le hanno solo loro, che bisogna avvisare prima, che aprono e chiudono loro e tu devi solo suonare e pagare.
E allora, siccome sono rientrato dopo cinque mesi di assenza, gli domando se proprio non è possibile aprire la sala in extremis, solo per questa volta.
No.
Si rompe il disco e comincia a ripetere che avremmo dovuto avvisare prima, che ormai è troppo tardi e non può più fare niente.
Va bene, se non fosse stato anch'egli un musicista avrei forse capito la situazione e lasciato correre, d'altronde l'errore non era ne suo ne mio.
Ma il problema è che lui è, o meglio, dice di essere un musicista. E a questo punto allora non capisco. Perché non poteva alzare il culo dal divano e aprire questa maledetta porta? Perché un musicista, che meglio di chiunque altro può capire quanto sia difficile in questo Paese riuscire a suonare o anche solo a studiare musica, non si è degnato di fare quel centinaio di metri che separano casa sua dalla sala prove per aprire la porta?
Perché?
Non trovo spiegazioni, non mi do pace. Mi arrabbio con tutti, anche con chi in realtà non centra nulla. Mi rendo conto che forse sto esagerando ma ogni volta che si tratta di musica mi si tocca un dente scoperto.
lunedì 14 maggio 2012
Iscriviti a:
Commenti (Atom)